Ciao Giacomo. Puoi presentarti rapidamente?
31 anni, piemontese, un percorso ad ostacoli verso la tecnologia passato per imprenditoria edile, sviluppo web, giornalismo sportivo ed una laurea in Scienze della Comunicazione. Per arrivare a lavorare online ho dovuto sfidare un destino che portava altrove ed un digital divide che dalle mie parti (e non solo) significa ancora un obbligato 56k. Ma non sono questi limiti sufficienti per fermare le vere passioni, per cui... eccoci qua.
Dal 2000 al 2002 ho gestito in proprio una piccola start-up. Dal 2003 collaboro con il Gruppo HTML, per il quale curo ad oggi Webnews.it oltre a cooperare con le attività di redazione.
Che cosa significa per te "innovare"? Quali sono i tre principali requisiti per poter innovare oggi in Italia?
Innovare significa avere una domanda in testa, non trovare la risposta e quindi formularne una di propria iniziativa.
- innovare significa identificare anzitutto un obiettivo e solo in seguito un percorso risolutivo
- innovare significa saper sfidare chi ti dice che non è sicuramente possibile
- innovare significa creare un valore per sé e per gli altri (non solo l'uno, non solo l'altro)
Troppo spesso si parla di innovazione come un fine. L'innovazione, invece, è uno strumento che permette di raggiungere un obiettivo con una strada migliore rispetto a quelle esistenti. Spesso in Italia si parla di innovazione non badando all'obiettivo e l'innovazione in questi casi diventa fine a sé stessa. Se indirizzata bene, la capacità italiana di innovare è sempre stata estrema: non c'è motivo per cui millenni di creatività debbano essersi spenti improvvisamente. E infatti così non è: c'è fuoco sotto la cenere, va solo rivitalizzato. Un'ultima cosa: non bisogna fermarsi in alcun modo contro l'ostacolo dell'assenza di capitali: la creatività sta anche e soprattutto nella capacità di vendere la propria soluzione e nell'abilità nel perseguire l'obiettivo con la forza dell'impegno e delle idee.
Quali sono le innovazioni che, secondo te, hanno segnato il 2009 in Italia? E all'estero?
Facebook. Senza dubbio. Ma per un motivo molto più "terra terra" che non quelli legati alla natura del servizio in sé. Semplicemente, Facebook è riuscito a creare una "curiosità" di grandissima portata che è diventata un traino imponderabile per la Rete. Migliaia di persone, incuriosite da questo fenomeno, hanno acquistato un pc ed hanno siglato un abbonamento per connettersi. La scintilla è scoccata e migliaia di famiglie hanno conosciuto Internet per andare su Facebook. Una volta online, impareranno a mandare email, a cercare informazioni, a leggere notizie, a prenotare viaggi. Facebook ha portato molti italiani ad entrare in contatto con lo strumento informatico, dal quale resteranno inevitabilmente contaminati. Facebook non ne ha responsabilità diretta poiché inseguiva altri fini, ma soprattutto per l'Italia è questa una fenomenologia senza precedenti e di grandissimo significato storico. A livello internazionale l'innovazione regina di questo 2009 è... la crisi economica. Questo perché ha smosso acque stagnanti, costringendo tutti i grandi gruppi ad innovare per salvarsi e trovare nuovi mercati, rischiando qualcosa per arrivare a nuovi utenti e nuove sacche di acquirenti. Esplodono così gli e-reader, si inizia a parlare di tablet, si moltiplicano le soluzioni per smartphone, prende forma il cloud computing. La crisi ha reso evidente il fatto che una nuova realtà può e deve esistere. Mai come quest'anno le proposte sono state tante e tanto differenti. Sopravviverà la migliore, e ci accorgeremo che ancora una volta una grande rivoluzione è nata in un momento di grave crisi generale.
Segnalaci un video che rappresenti al meglio l'innovazione
Blueprint For Change: Technology
... e quelle che segneranno il 2010?
Credo nelle nuove interfacce, nei tablet, nel touchscreen. Potrebbero rendere ancora più immediato l'approccio ai contenuti, migliorando anche le formule di proposta dei contenuti stessi permettendo qualcosa di differente e di più ricco rispetto ai siti odierni. Ma sarà un anno di grande transizione, con Google impegnato su più fronti e Microsoft ad alzare i toni della concorrenza. Sarà un anno in cui l'editoria tradizionale farà qualcosa per risollevarsi dalle polveri, e le conseguenze sono forse ad oggi poco prevedibili. Potrebbe essere un anno tanto intenso quanto caotico, tanto ricco di proposte quanto indefinibile nel valore assoluto.
Qual e' stata, a tuo parere, la più grande innovazione nelle telecomunicazioni degli ultimi 10 anni in Italia? E all'estero?
I blog, i microblog, e tutto ciò che ha permesso all'utente comune di prendere parola. Non si è forse creata per tutti una vera nuova fonte di informazione (non tutti sanno muovercisi con senno e criterio, almeno), ma si è creata una nuova consapevolezza: con i media si può trasmettere, non soltanto ricevere; con la Rete si può parlare, non soltanto ascoltare; con Internet si può essere protagonisti, non soltanto spettatori. Sono stati anni in cui una certa cultura è andata creandosi, ed in questa cultura sta nascendo una generazione di persone che hanno respirato bit fin dal primo giorno. Siamo in un'era di passaggio, e come sempre in questi casi abbiamo grosse responsabilità su quello che verrà. In Italia, nello specifico, questo cambiamento è stato osteggiato da un clima economico, politico e culturale particolarmente avverso. Chi ha lavorato sul Web in questo decennio si è sentito inevitabilmente diverso, alternativo, sperimentatore, avanguardia. Al tramonto del decennio sono queste sensazioni che sfumano, ma solo fino a pochi anni or sono la battaglia per farsi comprendere era qualcosa di urgente ed incredibilmente difficile. Se bisogna identificare tutto ciò in un'innovazione specifica, occorre dare merito a quanti hanno investito nella banda larga, lottando contro il digital divide e mettendo alle corde aziende che invece hanno difeso bilanci fragilissimi radicati sul passato senza il coraggio di portare avanti un percorso fondamentale per il sistema paese.
Se potessi consegnare il Premio 2009 per "l'azienda italiana più innovativa", lo daresti a ...? Perché?
Non lo assegnerei. Questo perché credo nella sostenibilità, più che nell'exploit. Sulla Rete più che in ogni altro mercato è facile assistere a partenze lanciate, slogan urlati, iniziative roboanti. Nel lungo periodo, però, rimane soltanto ciò che è valido, ciò che sa creare valore vero, ciò che dimostra fumo oltre l'arrosto. Dunque non assegnerei il premio, aspettando qualche anno prima di capire cosa in questo 2009 è stato vero e cosa non lo è stato. Nel caos non si rende sempre onore al merito, anzi.
Quale potrebbe essere la prossima killer application destinata a rivoluzionare il mondo del mobile, web e media in generale?
La televisione. Ha una posizione centrale nelle case, ha definizione e tecnologia invidiabili, può essere facilmente connessa e potrebbe trasmettere qualsiasi contenuto. Portare un sistema operativo sul televisore, facendo girare assieme segnale satellitare, digitale e internet significherebbe creare applicazioni dedicate, dar vita a visualizzazioni partecipate, dar corpo ad un auditel approfondito e verificabile, creare maggiore concorrenza ed aprire ad enormi opportunità. Bisogna però rivedere le interfacce di interazione, creare standard, sviluppare un sistema operativo ad hoc. A quel punto Internet avrà fagocitato in tutto e per tutto anche la tv, rendendola uno strumento migliore, più ricco e consacrandone la rinascita definitiva sotto nuova veste. Non sarà un percorso breve, ma è già in qualche modo avviato.
Quale futuro vedi per i social network? Possono essere uno strumento per incentivare e condividere nuove forme di innovazione?
Vedo un futuro confuso, ma solido. Troppe iscrizioni a Linkedin sono "morte", troppi account Twitter sono fini a sé stessi, troppi utenti di Facebook hanno community improponibili fatte di ricerca dell'audience invece che del contatto vero e "vivo". In questa confusione è difficile incentivare, condividere o comunicare. Al momento è ancora caos, ma una volta depositatosi il polverone rimarrà ciò che di buono si è creato e ciò su cui è possibile costruire. Ad oggi ben venga ogni esperimento: sbagliando si impara.
Quale consiglio potresti dare oggi ai giovani intenzionati a sviluppare soluzioni innovative per internet media e mobile?
Focalizzarsi sull'obiettivo e non sul percorso da intraprendere. Credere nell'impegno e nel metodo, cercare il risultato, vivere di curiosità ed applicazione. La mia esperienza personale è quella di un servizio creato 8 anni or sono, affossato da circostanze terze addebitabili al destino e dall'ostruzionismo di chi vedeva a rischio il proprio status quo. Oggi la stessa idea sarebbe però ancora estremamente valida ed attuale per una domanda a cui nessuno nel frattempo ha dato una risposta. Per cui è inutile concentrarsi sull'innovazione a tutti i costi: quella viene fuori in automatico, applicando con creatività i nuovi strumenti ai problemi a cui il passato non ha dato risposta.
Cosa occorre fare per promuovere la Rete in Italia?
Parlarne. Con semplicità e conoscenza. Senza cercare il sensazionalismo, ma soltanto facendola crescere in modo sano. Una goccia al giorno, un passo alla volta, senza strappi e senza alzare continuamente i toni. Per promuovere la rete occorre capirla ed occorre difenderla (con rigore ed attenzione). Non ho appoggiato fuorvianti proposte di Nobel e non ho partecipato ad eclatanti manifestazioni (spiegandone i motivi, tra i quali non v'è certo il rifiuto a priori), ma ho apprezzato chi invece ha con regolarità e costanza portato avanti una linea coerente e ben argomentata. La rivoluzione di Internet la si fa a piccoli passi, senza dogmi, anche perché la Rete non è la soluzione per tutti i mali: è una proposta nuova e grandiosa, questo si. Ma difenderla come una religione non aiuterà ad imporre il più meraviglioso degli strumenti sulle resistenze della cultura diffusa.
Giacomo Dotta:
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