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GIUSEPPE GRANIERI - L'intervista

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GIUSEPPE GRANIERI - L'intervista

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Redazione

Inserito il 8 febbraio 2010 alle 0.00


Innovation Cafè


Ciao Giuseppe. Puoi presentarti rapidamente?

Mi sa che questa è la domanda più difficile. Vengo da studi umanistici (laureato in letteratura spagnola), mi sono occupato di narratologia, poi di Internet verso la metà degli anni novanta. Da allora l'interesse per il mutamento culturale è diventato sempre più la mia attività principale, fino a farmi occupare a tempo pieno o quasi di innovazione. Ho scritto qualche libro, scrivo delle cose di cui mi occupo su diverse testate (in questo periodo prevalentemente L'Espresso e La Stampa), ho un insegnamento (a contratto) di social media all'Università di Urbino, lavoro come consulente per l'innovazione. Sono un grande appassionato di MMORPG e un grande lettore di letteratura di genere. E il mio mezzo preferito è la mia vecchia Guzzi, finché non cede.

Che cosa significa per te "innovare"? Quali sono i tre principali requisiti per poter innovare oggi in Italia?
L'innovazione è un processo che tutti confondono, spesso, con la sua prima fase (quella creativa, di elaborazione di idee, che è la più facile). In realtà la fase critica è sempre la seconda: la realizzazione di un'idea segna il modo in cui viene portata alla vita. La qualità di questa realizzazione è uno dei fattori più importanti per la sopravvivenza dell'innovazione. La nostra storia è piena di ottime idee realizzate male e per questo dimenticate. Ma non va sottovalutata nemmeno la terza fase. Io la descrivo sempre così: l'innovazione porta con sé la sua nemesi, che è la resistenza all'innovazione.
Si tratta di un processo sociale e culturale codificato, di cui bisogna sempre tener conto già dalla fase progettuale. L'adozione di una innovazione o di una nuova tecnologia (le due cose non coincidono necessariamente) non dipende da una mera valutazione di efficacia. Dipende molto spesso da fattori molto più complessi.
In questo senso l'innovazione è prima di tutto un'operazione culturale, che si riempie con il suo contenuto, con il suo aiutarci a far meglio o diversamente una cosa che già facevamo o con il suo farci fare qualcosa che prima non facevamo. Quindi per l'innovazione serve un "tempo di accettazione", questo "tempo" in un mondo veloce come quello di oggi è il fattore competitivo.
Questa mia considerazione ci porta a considerare la situazione italiana, credo, in una luce che spiega molto. Come clima culturale siamo un paese in cui di solito viene accettata l'idea più semplice, che è quella che causa minori resistenze e maggiori sicurezze. Ma che difficilmente coincide con la vera innovazione. Anche se ci sono -per fortuna- diversi centri di eccellenza in diversi settori.

Quali sono le innovazioni che, secondo te, hanno segnato il 2009 in Italia? E all'estero?
Io non vedo nulla di particolare, se non un processo profondo in cui il 2009 ha fatto la sua parte. Questo processo è la transizione verso il digitale delle culture umane. Un processo bello e doloroso, complesso e spesso mal raccontato.
Nel 2009 abbiamo avuto la sedimentazione di internet e del web (ormai pure commodity) e lo spostamento del focus verso i dispositivi che ci consentono l'accesso e ci costruiscono l'esperienza dell'accesso. L'evento di rilievo, se vogliamo, è la visibilità improvvisa (ma non inaspettata) delle prime crepe nella nostra idea tradizionale di libro. Per anni lo abbiamo dato come immune dalla digitalizzazione, poi una mattina ci siamo svegliati e gli early-adopter avevano accettato l'esperienza di lettura degli ereader. Così si sono aperti un nuovo fronte e una nuova sfida per la nostra industria culturale.

... e quelle che segneranno il 2010?
Credo che l'anno appena entrato seguirà le tendenze del 2009. Con qualche incognita, come il tablet Apple, che molti vedono in grado di riconfigurare l'accesso ai contenuti editoriali come l'iPod ha riconfigurato l'accesso a quelli musicali

Un video che rappresenta il tuo punto di vista sull'innovazione?


Vi propongo una pubblicità della Fiat (che ovviamente non abbiamo pensato noi italiani, ma un'agenzia brasiliana) che dimostra come si può comunicare con intelligenza un "oggetto culturale" difficile da comunicare (la scissione di senso comune tra reale e virtuale).



Qual e' stata, a tuo parere, la più grande innovazione nelle telecomunicazioni degli ultimi 10 anni in Italia? E all'estero?
Internet. Non è stato inventato in questi anni, ma è diventato il sistema operativo delle nostre società.

Se potessi consegnare il Premio 2009 per "l'azienda italiana più innovativa", lo daresti a ...? Perché?
Non mi viene in mente una risposta convincente ad una domanda così netta. Sul grande scenario in Italia vedo molto rinnovamento e poca vera innovazione, soprattutto se compariamo con l'estero. Quella che c'è, spesso rimane nei centri di ricerca o nelle teste di pochi. L'innovazione è qualcosa che lascia il segno su una società, sul modo di pensare qualcosa. Il rinnovamento è una miglioria o una variazione su un pensiero esistente. D'altro canto lo dicevo prima, l'Italia è un Paese in cui il rinnovamento è facile, l'innovazione molto meno. E soprattutto sul terreno di confronto di oggi (che è appunto la transizione verso il digitale) siamo molto conformisti e poco coraggiosi

Quale potrebbe essere la prossima killer application destinata a rivoluzionare il mondo del mobile, web e media in generale?
Qualsiasi cosa invecchi Google. Per riciclare una vecchia battuta, oggi Google è per il web ciò che gli ascensori sono per i grattacieli, ovvero la cosa che li rende usabili. Se qualcuno trovasse un giorno un modo migliore per realizzare il "matching" (l'incontro tra chi cerca e la cosa che cerca) si ridisegnerebbe di conseguenza la topografia della rete. Se ad esempio gli esperimenti per collegare testo e contesto aprissero una nuova via, assisteremmo a cambiamenti significativi. Ma per ora gli investimenti mi sembrano soprattutto concentrati nella battaglia per controllare il mercato dei dispositivi mobili di accesso. Che sono le piattaforme per l'advertising e per il mercato dei contenuti, i luoghi in cui tutti prevedono che si muoverà il denaro.

Quale futuro vedi per i social network? Possono essere uno strumento per incentivare e condividere nuove forme di innovazione?
Lo sono già. Qualsiasi cosa faciliti la circolazione delle idee e la relazione tra professionalità è un acceleratore culturale.

Quale consiglio potresti dare oggi ai giovani intenzionati a sviluppare soluzioni innovative per internet media e mobile?
Di avere coraggio. Di progettare la realizzazione dell'idea con il massimo pessimismo possibile, cercando di controllare tutte le variabili (incluse quelle culturali ed esogene al business). Di agire poi con molto ottimismo e molta attenzione alla qualità durante la realizzazione. Di cercare degli sponsor culturali, ovvero dei facilitatori per la comprensione del cambiamento.
Di pensare la comunicazione dell'idea in modo connaturato all'idea, perché oggi la comunicazione è per il prodotto culturale ciò che il design è per quello industriale. E, non è necessario specificarlo, tutto ciò che ha a che fare oggi con internet è un "prodotto culturale" prima che tecnologico.

I link di Giuseppe Granieri
http://www.bookcafe.net

 

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