Ciao Stefano, puoi presentarti rapidamente?
Ho cominciato ad occuparmi di internet quando ancora non si chiamava così. Sono stato uno dei fondatori di I.NET, il primo ISP commerciale in Italia per il mercato professionale. Poi mi sono occupato di altre startup sempre in campo tecnologico. Attualmente, se parliamo di Innovazione, ho partecipazioni in tre startup: Screenvision (il servizio proof of concept si chiama reeplay.it), Mobile Solution (che gestisce il marchio Skebby) ed Eximia (system integrator RFID).
Che cosa significa per te "innovare"? Quali sono i tre principali requisiti per poter innovare oggi in Italia?
La ricerca trasforma denaro in conoscenza, l'innovazione trasforma la conoscenza in denaro. E' l'applicazione della conoscenza per creare opportunità.
Il primo requisito è la conoscenza di quello che c'è e di quello che non c'è, quindi conoscere il mercato, i suoi limiti, le richieste e le necessità latenti delle persone. Quest'ultima cosa, in particolare, è importantissima.
Un altro requisito che non va sottovalutato è la caparbietà perché l'Italia è un paese vecchio. Il profilo demografico dell'Italia è uno dei più vecchi quindi con una bassa propensione all'Innovazione e un forte compiacimento dei bei tempi andati. Si tende a favorire il vecchio rispetto al nuovo, anche a livello di sistema, tutelando la stabilità. E questo si riscontra ad ogni livello anche in ambito politico e di regolamentazione.
Occorrerebbe proprio un ecosistema che non c'è , e ancor di più un disinnamoramento dal lifestyle entrepreneurs, dall'imprenditore che lega la sua vita a quella dell'azienda. L'Italia è un paese che ha moltissimi imprenditori, la maggior parte ha creato attività come caffetterie, ristoranti o bar, ma manca qualcuno che pensi a come fare qualcosa a livello di Starbucks.
C'è la tendenza a dire "faccio una cosa perché poi mi sistemo" e non quella di costruire realtà basate su una visione più ampia, forse per un discorso di aspirazioni; si costruisce qualcosa e poi non ci si muove più; si ha paura del cambiamento, della mobilità. Un problema connesso, indice di scarsa mobilità, è che chi gestisce le aziende le governa fino a quando ha 85 anni. Nel momento in cui l'imprenditore deve uscire di scena entrano in gioco i figli che sono stati sempre tenuti lontani dalla gestione perché non facessero danni. E sono proprio loro i responsabili del fallimento di tante attività, è molto raro un passaggio generazionale indolore nelle aziende perché all'imprenditore manca la capacità di sapersi guardare indietro e di vendere l'azienda oppure di affidarsi ad una struttura manageriale esterna dando fiducia a qualcuno che non è della famiglia.
Il modello anglosassone, invece, prevede che la società venga creata e avviata per poi essere venduta per dedicarsi ad un nuovo progetto. Bisogna sapersi disinnamorare e allontanare dalla propria creatura, sapersi distaccare.
E' un cambio di visione: faccio una cosa per venderla. Ovviamente bisogna che il sistema sia adatto, con capitali a disposizione per creare la startup e farla crescere, oltre a un mercato di sbocco per venderla. Non è il caso dell'Italia.
Quali sono le innovazioni che, secondo te, hanno segnato il 2009 in Italia? E all'estero?
Non vedo veramente niente di particolarmente innovativo partito dall'Italia nel 2009, lo considero l'anno del salvataggio di Alitalia. All'estero, invece, è stato il trionfo dei social network, dei meccanismi sociali e dei vari tool (marketing e media) legati ai social. Altre innovazioni hanno riguardato per esempio i materiali, con le microtecnologie e le nanotecnologie.
Penso ai MEMS (Micro-Electro-Mechanical Systems), macchinette di dimensioni nell'ordine del milionesimo di metro che hanno aperto nuovi spazi di innovazione, basti pensare agli accelerometri che sono trionfati nel 2009 oltre che nella Wii anche nei cellulari. Un'altra innovazione che citerei sono i sistemi di geolocalizzazione, ad esempio il GPS, e i sistemi di identificazione della posizione.
... e quelle che segneranno il 2010?
Mi auguro arrivi il momento del RFID (localizzazione e identificazione in radiofrequenza), credo potrebbe essere davvero l'anno della crescita di questo settore.
Direi anche dell'aumento di importanza della biotecnologia e delle novità in campo energetico, in particolare per quanto riguarda il fotovoltaico e i sistemi di stoccaggio (es. utilizzo di nanotecnologie per fare batterie estremamente efficienti).
Un video che rappresenta il tuo punto di vista sull'innovazione?
President Obama's Speech at Wakefield High School.
Qual e' stata, a tuo parere, la più grande innovazione nelle telecomunicazioni degli ultimi 10 anni in Italia? E all'estero?
Mi sento di poter dire tranquillamente l'ADSL sia in Italia che all'estero, visto che le prime offerte commerciali sono del 1999.
Senza l'ADSL non avremmo avuto il fenomeno dell'iPod perché non ci sarebbe potuta essere quella pirateria musicale che ha favorito questo tipo di player. E' l'ADSL che ha cambiato i paradigmi d'uso della rete. Anche Skype non avrebbe avuto senso su un modem 56k, non tanto per la banda ma perché si tratta comunque di una connessione temporanea. L'ADSL ha contribuito a diffondere il VOIP, il P2P (anche la pirateria appunto) e, conseguentemente, i portable media player; andando avanti abiliterà la diffusione di set-top-box IP, ricevitori per fruire sui televisori i contenuti media (audio, immagini, video) che si trovano su Internet.
Se potessi consegnare il Premio 2009 per "l'azienda italiana più innovativa", lo daresti a ...? Perché?
Quando penso all'innovazione non mi viene in mente solo quella tecnologica, c'è anche l'innovazione di processo o di modelli di business per esempio. Quindi, guardando agli ultimi dieci anni, direi tranquillamente le Poste, anche se ovviamente hanno iniziato recentemente a raccogliere i frutti della trasformazione: sono diventate una banca poi anche operatore mobile, hanno cambiato tutto e hanno iniziato a produrre utili.
Per quanto riguarda il solo 2009 risponderei Gioco Digitale. E' stato un grande caso di successo: una società costruita tra il 2008 e 2009 e venduta per una cifra incredibile nel mese di settembre 2009. Intravedendo la liberalizzazione del mercato delle scommesse online, si sono mossi velocemente. Hanno costruito una realtà funzionante e con la cultura giusta, partendo quando le previsioni non erano scontate. Poi sono riusciti a spuntarla su tutti, proprio per questo Bwin ha acquistato il 100% di Gioco Digitale per 120 milioni di euro, tra azioni e contanti.
Quale potrebbe essere la prossima killer application destinata a rivoluzionare il mondo del mobile, web e media in generale?
Delle applicazioni che, secondo me, avranno successo saranno quelle che si occuperanno di billing, di abilitare dei canali di pagamento.
Oggi l'unica modalità di pagamento per determinati tipi di servizi sono gli sms premium (ad esempio per loghi, sfondi, suonerie) di cui l'operatore trattiene il 40-50% dei ricavi. Su internet, per sostenere l'erogazione di contenuti, c'è la pubblicità, ma spesso non è sufficiente per coprire i costi. Penso a Youtube che vive sostenuta dalla pubblicità della ricerca di Google, ma per altre realtà più piccole (specie se hanno alti costi infrastrutturali) servono modalità di remunerazione alternative.
E' il ragionamento che sta portando avanti anche Murdoch: necessariamente deve nascere un meccanismo per remunerare sevizi/contenuti non ripagabili con la sola pubblicità. Apple, per esempio, ha costruito una piccola comunità attorno al proprio App Store; ora non sono acquistabili solo le applicazioni, ma anche i contenuti/servizi offerti dalle applicazioni stesse.
Per il momento l'App Store è destinato solo agli utenti Apple ma quando ci sarà un'infrastruttura di billing estesa (anche per set top box, media player, consolle per videogames) il panorama cambierà completamente. Si arriverà anche a superare il concetto di compratore e venditore, soprattutto per i micropagamenti. Pensate ai torrent: io metto a disposizione la mia banda per la distribuzione di software/eBook proprietari e in cambio la software house o la casa editrice mi da' dei crediti da usare per i suoi prodotti/servizi.
Un altro caso è quello in cui posso guadagnare cedendo i dati del mio profilo. Una conseguenza non da poco sarà la customizzazione del prezzo, ad esempio in base alla rilevanza della persona che compra: se un blogger compra un prodotto per recensirlo lo pagherà decisamente meno di una persona qualsiasi interessata all'acquisto personale. Ad oggi ci sono tante cose che non si possono vendere perché bisognerebbe incassare una cifra irrisoria per la transazione, ad esempio un centesimo di euro. Il guadagno potrebbe derivare dalla possibilità di moltiplicare la transazione per moltissime volte, si pensi ad esempio alla lettura di un articolo di giornale.
L'attuale struttura di pagamenti basata sulle carte di credito e' troppo "sicura" e c'è una forte barriera di interfaccia utente (PIN, password ecc) ed è necessario che sia così perche possono essere effettuate transazioni per cifre elevate (dai 50 centesimi ai 3.000 euro) e perché è un sistema valido anche per beni fisici e non si possono correre rischi.
Su internet, infatti, un mancato incasso non è una perdita di valore fisico (un bene spedito e non pagato) ma solo un mancato guadagno.
Un rischio affrontabile in nome delle possibili grandi quantità di microtransazioni gestibili. (se ti mando una borsa e non mi paghi, tu hai la borsa ed io non la ho più e ci ho perso il costo della borsa che ho sostenuto per acquistarla all’ingrosso. Se ti mando un articolo e tu non mi paghi, tu hai l’articolo ma anche io, e non ho una perdita ma un mancato guadagno). In presenza di un sistema di pagamenti meno sicuro, destinato a gestire transazioni nell'ordine del centesimo, diventa poco importante l'eventuale fallimento di alcune transazioni, il mancato guadagno sarebbe al massimo di qualche centesimo. E questo sistema permetterebbe di avere un metodo di pagamento con meno garanzie di certezza, quindi più snello e meno costoso, anche solo destinato alle microtransazioni in rete.
Quale futuro vedi per i social network? Possono essere uno strumento per incentivare e condividere nuove forme di innovazione?
Gli strumenti social sono importanti presi come aggregato, ma il singolo social ha un ruolo marginale perché è chiuso. Ciò che serve sono sistemi aperti. Io non faccio un social per promuovere un'innovazione, ma promuovo la mia innovazione attraverso i social network usandoli in base al target che ho. Quando parlo di strumenti social io intendo anche siti come Digg e OK Notizie che possono essere molto utili e che hanno una componente di network, ma minimale.
Quindi la mia risposta è "si" per strumenti social, mentre per i singoli social network (intesi come spazi di condivisione chiusi) è "no", perché c'è qualcuno che detta le regole a suo vantaggio.
Quale consiglio potresti dare oggi ai giovani intenzionati a sviluppare soluzioni innovative per internet media e mobile?
Prima di tutto consiglio di concentrarsi (e rischiare) sullo sviluppo di prodotti e servizi innovativi finché si è giovani poi, quando si comincia ad avere una famiglia, è tutto più difficile e ci si possono permettere meno rischi.
In secondo luogo bisogna saper chiedere ed accettare consigli da chi ha avuto successo che, fortunatamente, spesso è disponibile a fare mentoring e a condividere la propria esperienza. Ci sono anche organizzazioni come First Generation Network, Mind The Bridge, Italian Angels for Growth che supportano i giovani innovatori. Terzo consiglio è quello di prestare attenzione all'innovazione e alla tecnologia, ma sempre con un occhio al mercato, perché la conoscenza DEVE trasformarsi in denaro, altrimenti ha vita breve. Quando sento frasi del tipo "arriverò a 4 milioni di utenti, poi qualcosa ci farò" capisco che non siamo sulla strada giusta, è il modo migliore per suicidarsi da un punto di vista commerciale.
Bisogna sapere cos'è un conto economico, sapere com'è fatto il mercato, chi sono gli influencer; serve anche un minimo di formazione al di là dell'aspetto tecnologico e innovativo, bisogna capire le dinamiche dell'innovazione a livello economico, sociale e di mercato. Ci sono alcuni libri interessanti su questo argomento, ad esempio Mastering the dynamics of innovation, Information rules o The keystone advantage, che consiglio di leggere. E' una preparazione che esula dalle conoscenze di tecnologia, ma è altrettanto importante.
Your Question! Una domanda che vorresti ti facessero.
Come cambierà la televisione e il rapporto delle persone con questo medium nel prossimo futuro?
Nelle case degli italiani inizieranno a entrare dei set top box collegati a internet e quindi una serie di contenuti della rete inizieranno a raggiungere la televisione. Si fruiranno a 3 metri di distanza (con un telecomando in mano) e non a pochi centimetri da un monitor con un mouse e una tastiera. All'inizio ci saranno contenuti televisivi affiancati da widget con contenuti presi dal web. Si potranno vedere video provenienti dai siti editoriali di operatori televisivi (Mediaset, Rai, La7...) che oggi già sono fruibili, ma che arriveranno in tv attraverso internet, al contrario di com'è oggi in cui i due medium normalmente non comunicano (quello che sta su internet non passa in tv e viceversa).
Andando avanti si capirà che le logiche di fruizione sono le stesse del web, cioè vado a cercare e vedere quello che mi interessa nell'offerta Rai, Mediaset, La7 al pari di Youtube, Vimeo... In un secondo momento inizieranno a prendere piede gli aggregatori per i contenuti televisivi, supportati da strumenti sociali per selezionare i contenuti più interessanti per le singole persone.
Si arriverà poi ad una logica push in cui saranno i contenuti a raggiungere le persone in base al proprio profilo e interessi.
I link di Stefano Quintarelli
blog.quintarelli.it
Reeplay.it
eximia.it
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