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NICOLA MATTINA - L'intervista

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NICOLA MATTINA - L'intervista

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Redazione

Inserito il 24 gennaio 2010 alle 0.00


Innovation Cafè


Ciao Nicola. Puoi presentarti rapidamente?
Sono un consulente di comunicazione specializzato in social media. Ho cominciato a fare il relatore pubblico a metà degli anni ‘90 lavorando in una delle più grandi agenzie del settore.
Attualmente ho una mia agenzia che si occupa di creare e gestire community e reti sociali per conto di grandi aziende. Allo stesso tempo faccio parte Federazione delle relazioni pubbliche italiane (Ferpi) e ho la delega ad occuparmi di social media.

Che cosa significa per te "innovare"? Quali sono i tre principali requisiti per poter innovare oggi in Italia?
Innovare vuol dire fare delle cose che migliorano la qualità della vita delle persone.
Mi piace pensare all’innovazione come qualcosa che ti porta avanti e migliora il tuo mondo. In altri termini, l’innovazione deve avere un valore sociale, portare avanti l’intera società in qualche modo, non essere fine a se stessa o legata al semplice avanzamento tecnologico.
Per rispondere alla seconda parte della domanda, posso fare riferimento all’esperienza che ho maturato nel 2009 partecipando al gruppo di lavoro di Telecom Italia che si occupa del progetto Working Capital.
In quest’anno ho imparato che, in Italia, abbiamo il mito di essere creativi, pensiamo di poter risolvere tutto grazie a qualche genio solitario che a un certo punto tira fuori il coniglio dal cappello. Purtroppo non è la strada giusta, la maggior parte dell’innovazione si fa in gruppo, gestendo e partecipando a delle reti: di conoscenze, di scambio, di opportunità commerciali e imprenditoriali.
Il modello dell’innovazione nei social media tipicamente diffuso nei paesi anglosassoni, in America e Israele si basa in maniera preponderante sulle reti sociali che si creano tra chi produce innovazione e chi la vuole finanziarie per farla diventare un prodotto. Questo in Italia succede con molta fatica. I collegamenti tra ricerca e impresa sono radi e per lo più limitati al settore tecnico scientifico. A questo si aggiunga che ci sono pochissime strutture finanziare che investono in innovazione e imprese innovative, mentre proliferano i finanziamenti a pioggia dello Stato, di cui non si capisce l’efficacia.
C’è una significativa mancanza di multidisciplinarietà, anche legata alla verticalità dei percorsi di formazione. Se un giovane studia ingegneria, diventa espertissimo nel suo ambito ma, per esempio, raramente è in grado di raccontare in modo efficace quello che fa. La sua scuola infatti non si è preoccupata di fornirgli una infarinatura minima di comunicazione. Lo stesso dicasi per un’infarinatura economica che lo aiuterebbe almeno a individuare e dialogare con un suo collega di economia che potrebbe aiutarlo a far diventare un’invenzione un prodotto.  

Quali sono le innovazioni che, secondo te, hanno segnato il 2009 in Italia? E all’estero?
Parlo del mio settore ovviamente.
In Italia direi Facebook come fenomeno di massa
: ha cambiato il rapporto delle persone con i luoghi digitali. Si è creata una massa critica che si è affacciata alla rete e sta diventando competente. Questo, per esempio, rende meno complicato organizzare manifestazioni come il No B Day, nato proprio online e in grado di confermare la potenza e la capillarità di questo mezzo.  Avere 13 milioni di italiani su Facebook significa dimostrare che internet non è un fenomeno da gente strana ma ben radicato e diffuso. Mi fa sorridere quando penso a chi parla ancora di popolo della rete... ormai è come parlare di tutti!
L’utilizzo di Facebook fa passare internet dall’essere una rete con cui scambiarsi informazioni, a un luogo in cui si fanno delle attività con altre persone. Gli asset degli individui rimangono online, non è come prima che internet era sempre in funzione della realtà, sta cambiando proprio la percezione delle cose e del rapportarsi con le altre persone.
A livello mondiale direi che il 2009 è l’anno del real time web,
il web in tempo reale, e dell’internet mobile. Per capire bene le conseguenze è ancora presto, ma saranno sicuramente interessanti. Direi che il real time è un modo diverso di produrre e fruire informazione, cambiando il modo di utilizzare la rete. Facebook ha spinto parecchio la diffusione del real time web, così come internet ha la sua naturale declinazione nel mobile perché fruisco di internet negli intervalli di tempo da un terminale mobile. Sono sempre connesso e frequento due spazi: il mio reale e il mio digitale. Possiamo dire che sono due mie dimensioni diverse.
 
... e quelle che segneranno il 2010?
Decisamente l’Internet of things, l’internet delle cose. Oggetti connessi ad internet che producono informazioni, vere e proprie reti di sensori. Finora, l’abbiamo visto con i giochi, come il Nabaztag, il coniglio che muoveva le orecchie e si connetteva a internet.
Oggi, cominciano ad apparire cose più interessanti, oggetti che misurano la qualità dell’ambiente in cui ci troviamo in un determinato momento, come il WideNoise, un’applicazione per iPhone che misura il rumore ambientale. Ma ci sono anche dei braccialetti per bambini che misurano la qualità dell’aria e che permettono quindi di operare la rilevazione capillarmente sul territorio.
 
Un video che rappresenta il tuo punto di vista sull'innovazione?
 


A Vision of Students Today.

 
 
Qual e’ stata, a tuo parere, la più grande innovazione nelle telecomunicazioni degli ultimi 10 anni in Italia? E all’estero?
Per quanto mi riguarda avrei risposto tranquillamente che sono state le schede telefoniche prepagate, ma andiamo indietro di oltre dieci anni.
Quindi, se ci riferiamo all’Italia, non possiamo dimenticare che l’Mp3 è stato inventato da Leonardo Chiariglione nei laboratori di Telecom Italia.
A livello globale, la maggiore innovazione è legata all’introduzione su larga scala della banda larga e al modello dell’always on
In realtà dietro a tutto questo c’e un’innovazione di fondo che ha trainato tutto, cioè Internet. E qui occorre dire che siamo stati fortunati perché le Telco ne hanno capito il funzionamento troppo tardi. Se si fossero accorte prima delle conseguenze della neutralità della rete, oggi non esisterebbe alcuna internet, perché le telco hanno sempre prodotto reti proprietarie e giardini recitanti dove far pascolare i propri clienti.
Internet, invece, ha portato fuori dal giardino recintato delle telecomunicazioni una vasta rete di servizi che ha finito per essere sottratta alle telco. Le potenzialità di internet sono venute a galla nel giro di 10 anni: troppo velocemente per permettere alle grandi aziende i cui business sono stati più compromessi - oltre alle telco, gli editori e le software house - di correre ai ripari.
 
Se potessi consegnare il Premio 2009 per “l’azienda italiana più innovativa”, lo daresti a ...? Perché?
Non credo che lo darei a una telco. Tra le aziende con cui lavoro e che quindi conosco, forse penserei ad Alenia Aeronautica, che ha compiuto gradi passi avanti nella realizzazione di fusoliere in fibre di carbonio, diventando uno dei punto di riferimento mondiali del settore. Quest’anno, ho avuto l’opportunità di visitare lo stabilimento di Grottaglie e devo dire che sono rimasto impressionato da come viene realizzata una fusoliera partendo da strisce di fibra di carbonio grandi come del nastro adesivo.
 
Quale potrebbe essere la prossima killer application destinata a rivoluzionare il mondo del mobile, web e media in generale?
Si fa un gran parlare di Foursquare e Gowalla, due aziende che collegano i cellulari con servizi sul territorio. Inoltre c’è tutto il capitolo legato all’augmented reality, con protagonisti come Layar.
Sono pezzi di un mosaico che alla fine ci permetterà di esplorare la realtà intorno alle persone usando un cellulare, facendo evolvere l’utilizzo del dispositivo.
 
Quale futuro vedi per i social network? Possono essere uno strumento per incentivare e condividere nuove forme di innovazione?
I social network sono ormai sono una “condicio sine qua non”. Sono strumenti ideali per avere a disposizione una rete sociale allargata che può avvalersi anche di legami deboli. Mi spiego: normalmente ognuno si muove in contesti che conosce, si relaziona con persone che gli stanno attorno cioè famigliari, amici e colleghi con cui si hanno in prevalenza i legami forti. Se io invece costruisco una rete con legami deboli (cioè fatta di persone di cui non conosco tutto, ad esempio i loro gusti o cosa stanno mangiando in quel momento) posso avere a disposizione una quantità di persone con i quali semplicemente condivido specifici interessi. Quella rete diventa una grande opportunità.
Ad esempio: se sto cercando un’informazione specifica inerente al mio lavoro o una mia passione è difficile che la sappia mio nonno o la mia vicina di casa, ma posso fare affidamento su chi, nella mia rete, ha interessi simili ai miei e condivide con me una passione o competenza. E’ vero che se su Facebook ho mille amici non li conosco tutti, ma so come attivarmi per “consultarli” a seconda delle necessità. Anche per loro è lo stesso. Più ampia è la mia rete sociale più possibilità avrò di arrivare all’informazione che cerco.
 
Quale consiglio potresti dare oggi ai giovani intenzionati a sviluppare soluzioni innovative per internet media e mobile?
Prima di tutto di fare gruppo con persone diverse, con competenze distinte dalle proprie. E’ meglio evitare gruppi omogenei perché tendono ad essere autoconsolotori e ad autoalimentarsi senza cercare un confronto. 
In secondo luogo, mettersi in gioco e sperimentare senza aspettare che qualcuno dica che si sta portando avanti una buona idea e senza avere paura che qualcuno rubi l’invenzione. L’innovazione ha bisogno dell’esperienza e di reality check che vanno fatti il prima possibile.
In terzo luogo, studiare, studiare e studiare. In generale, vedo una estrema superficialità nell’approccio di alcuni giovani, che proclamano di aver avuto una grande idea, ma poi non fanno neanche la fatica di una ricerchina per capire cosa esiste già. Sapere che esiste già qualcosa che soddisfa potenzialmente il bisogno che vogliamo soddisfare con il nostro prodotto è necessario, soprattutto per imparare da quello che hanno già fatto gli altri.
E’ solo quando possiamo partire da dove sono arrivati i nostri potenziali competitor che siamo in grado di dire se vale la pena tentare con la nostra soluzione.
 
Your Question! Una domanda che vorresti ti facessero.
Come vedi l’innovazione nell’ambito dei social network per quanto riguarda la partecipazione delle persone in quanto cittadini?
Sulla scia del successo della campagna di Obama, abbiamo la dimostrazione che c’è la voglia di una parte consistente della popolazione di partecipare alla sfera pubblica in modo diverso da quanto fatto finora. Il cittadino ha sempre partecipato alla vita politica solo esprimendo il proprio voto: mi informo, mi faccio un’opinione e poi voto.
Negli ultimi anni abbiamo capito che questo paradigma è insufficiente, pensiamo subito agli Stati Uniti ma anche all’Italia, in particolare a certe manifestazioni, anche indipendenti dal gruppo politico di appartenenza. La rete oggi offre straordinarie possibilità, purtroppo la maggior parte non sono ancora state comprese né ritenute degne di attenzione da parte dei politici. Vedo però questo passo come inevitabile. Indubbiamente arriveremo a sistemi sempre più condivisi, di vera e propria democrazia deliberativa in cui le persone partecipano sempre più direttamente alla vita della collettività.
 

I link di Nicola Mattina:
blog.nicolamattina.it

it.linkedin.com/in/nicolamattina
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